PRIMATI
Babbuini, Tanzania.
Babbuini Papio anubis, Tanzania, Canon EOS3, ob. Canon 300mm f4.0 con duplicatore Canon 1,4X, Fuji Velvia 50. Scanner Canon 2720 dpi.

Un pomeriggio di fine agosto, durante un memorabile safari in Kenia, stavamo fermi, dentro un fuoristrada ormai surriscaldato dal sole africano, ad aspettare che un’enorme mandria di gnu si decidesse ad attraversare il Mara.
La testa dell’immenso branco aveva ormai raggiunto la riva ma indugiava di fronte alle acque fangose del fiume. I primi gnu, erano già fisicamente a contatto con l’acqua, ma ancora non trovavano il coraggio di affrontarla. Chi avrebbe potuto biasimarli? Il Mara è profondo, la corrente è forte e le sponde sono scoscese e infestate da enormi coccodrilli. Dall’altra parte, ad attenderli, non avrebbero poi trovato solo noi innocui turisti in cerca d’immagini, ma anche, ben nascoste nell’erba alta, leonesse affamate e prive di scrupoli.
L’attesa si prolungava, le macchine fotografiche erano cariche di pellicola e pronte allo scatto, le lenti frontali pulite e scintillanti. Riccardo Romanelli e Carlo Delli, miei compagni di viaggio, discutevano animatamente se la nostra posizione fosse la più adatta a riprendere il grandioso spettacolo che quell’angolo d’Africa ci stava preparando. In effetti la sera avanzava e la luce cambiava di minuto in minuto, rendendo più che giustificata la polemica.
Oltre il Mara intanto, il nervosismo saliva e l’ossessivo “gnu-gnu” echeggiava sempre più forte mentre il gruppo di testa si accalcava ormai nel poco spazio di fronte all’acqua, sempre più pressato alle spalle dal resto della mandria che continuava ad avanzare: centinaia, migliaia d’individui, spinti dall’istinto migratorio e fermamente decisi a raggiungere i pascoli più verdi al di là del fiume.
Fu allora che assistemmo a un evento assai particolare: sulla scena comparve un piccolo gruppo di babbuini, meno di dieci individui, che marciavano in fila indiana proprio lungo il ciglio del fiume, seguendone con decisione il corso e assolutamente disinteressati alle vicende della grande migrazione degli gnu.
Giunti nel punto in cui la mandria si ammassava e rumoreggiava in preda a una sempre più forte eccitazione i babbuini si trovarono il passo sbarrato da quella selva agitata di zoccoli e corna. Ci sembrò che i nuovi arrivati non potessero far altro che arretrare o aggirare il selvaggio assembramento bagnandosi le zampe nell’acqua del fiume. Ci sbagliavamo. Il babbuino in testa al piccolo drappello, un grosso maschio dalla fluente criniera, non rallentò nemmeno l’andatura ma, così passando, con un gesto d’incredibile, prepotente sicurezza, affibbiò una pacca violenta, a mano aperta, proprio sulla fronte del primo gnu, sollevando una nuvola di polvere che per un attimo si stagliò controluce in mezzo alle sue corna.
Quel che accadde allora ci lasciò di sasso. L’intera mandria, centinaia, migliaia d’individui, fino allora agitati, quasi frenetici, si bloccò di colpo. Un fremito l’attraversò, forse di paura, forse di stupore. Fatto sta che il branco, quell’immenso branco indietreggiò, arretrò di qualche metro, in blocco. Per far passare i babbuini, per non costringerli a bagnarsi i piedi.
Fu un’incredibile esibizione di potere, messa in atto da quella piccola banda di primati ai danni di migliaia di antilopi, lo sfoggio di un'irresistibile prepotenza. La prepotenza di chi è consapevole di essere più forte e mostra la sua forza con distaccato disprezzo. Un comportamento molto umano.
Tutto avvenne in pochi secondi e ci colse così di sorpresa che non riuscimmo a ottenere neppure un valido scatto di quell’incredibile scena. Così, a supporto di questa storia, ho messo un’immagine di babbuini colta altrove, ma in cui le scimmie fanno sempre pensare all’uomo. Questa volta però l’atteggiamento è diverso, non c’è nessuna aggressività in questa coppia e lo sguardo del maschio, diretto verso l’alto, crea un’espressione che sembra contenere sogni e interrogativi. Niente di più conosciuto, niente di più familiare.



 
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