INSONNIA DA VARANGER
Varangerfjord, Norvegia.
Varangerfjord. Norvegia. Canon EOS 5D, ob. Canon 24-105mm f4.0 a 24mm.
3 giugno 2011, 12.06.17, ISO 200, priorità dei diaframmi, AV f13.0, TV 1/320, misurazione valutativa, One Shot AF.
Post-produzione con Photoshop CS4.

Il Varanger è un grande fiordo situato all’estremo nord-est della Norvegia, a pochi chilometri dal confine con la Russia, tra Capo Nord e la penisola di Kola. E’ orientato in senso orizzontale, da ovest a est e il suo vasto sbocco, largo una settantina di chilometri, si apre in pieno Mar di Barents.
Sono luoghi freddi e piuttosto desolati e, tra maggio e giugno, c’è ancora molta neve perché l’inverno è appena finito e la primavera, almeno per noi, gente mediterranea e freddolosa, stenta ancora a manifestarsi.
Al Varangerfjord, in quella stagione, si va per osservare e fotografare uccelli: uccelli marini coloniali, limicoli e anatidi nordici e tutte le specie legate alla tundra, che sono abbondantissime. La vera regina di quei luoghi però, è l’aquila di mare, che si riesce a incontrare anche più volte al giorno, semplicemente spostandosi in macchina lungo la strada asfaltata che percorre la costa settentrionale. Sono 150 chilometri, che da Nyborg, proprio al fondo del fiordo, conducono al minuscolo e sperduto abitato di Hamningberg, ancora più a nord e ormai fuori dall’insenatura del Varanger, passando per Vadsø e Vardø, gli unici due paesi un po’ più “grandi” e dotati di vere attrezzature turistiche.
Durante il viaggio in quelle plaghe selvagge si trascorre molto tempo in automobile, per poter scattare agli uccelli stando riparati, ma se c’è il sole si può anche arrampicarsi in cima a una scogliera per fotografare gabbiani tridattili e urie, oppure camminare lungo immense spiagge deserte, costeggiando laghetti affollati di beccacce di mare e falaropi beccosottile, senza nessuna tema d’annoiarsi.
Dunque, se proprio volete saperlo, l’unico problema di un viaggio al Varanger in quella stagione è che andrete incontro a un periodo d’insonnia. Già, perché da quelle parti ai primi di giugno c’è il sole di mezzanotte che crea una luce notturna bellissima da fotografare, specie se, come me, oltre agli uccelli amate riprendere il paesaggio naturale.
Ecco quindi spiegato come mai al Varanger non si riesce a dormire. Non si riesce a dormire perché la mattina ci si alza prestissimo per fotografare gli uccelli e la sera si va a letto tardissimo per fotografare il paesaggio. Un vero inferno.
Al ritorno in Italia ho impiegato più di dieci giorni per riprendermi da una settimana di vacanza! Ma ne valeva la pena.
Circadiani saluti.

 
Varangerfjord, Norvegia.
Varangerfjord. Norvegia. Canon EOS 5D, ob. Canon 24-105mm f4.0 a 24mm.
29 maggio 2011, 22.32.07, ISO 200, priorità dei diaframmi, AV f9.0, TV 1/125, misurazione valutativa, One Shot AF.
Post-produzione con Photoshop CS4.



VARANGER


09/03/2012 Ore:21:58 - Max - ha scritto: Kola luogo cerebrale per chi no può o non ancora.
Bellissimo il paesaggio in alto, di grande rarefazione, con quel bianco puro nella parte centrale che può essere un abisso prospettico e percettivo, rendendolo più di un semplice resoconto visivo. Quanto mi piacerebbe visitare quei posti! Già da adolescente a scuola guardavo la penisola di Kola e immaginavo di andarci, un giorno, proprio per il gusto dell'estremo geografico, dell'assoluto desolato inospitale, della Natura suprema, spietatamente neutrale. La penisola di Kola, il luogo in cui si trova il buco più profondo che l'uomo abbia mai scavato.
10/ 03/ 2012 Ore:10:21 - Mauro: Grazie Max, una riflessione affascinante la tua e sono contento che a stimolarla sia stata una mia fotografia. Un caro saluto.
Commento in attesa di approvazione, o attualmente oscurato dal moderatore.
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