LA VOLPE SUL FANGO
Volpe, Toscana.
Volpe Vulpes vulpes, Toscana, primavera 1994. Minolta X700, ob. Sigma 300mm f2,8 con duplicatore Minolta 2X. Fuji Velvia 50. Scanner Canon 2720 dpi.

Quando ho fatto questa foto l’Oasi di Orbetello era ancora un luogo straordinario.
Si andava, ci si presentava a Calchetti, si facevano due chiacchiere con lui nella quiete domestica dell’aia del casale Ceriolo e poi ci si avviava a quelle magnifiche finestre, a “guardare gli uccelli”. Tutto avveniva con calma e in silenzio, immersi nel profumo del mare e della campagna che si facevano mescolare dal vento. Spesso, se potevi permetterti un giorno feriale (allora l’oasi era quasi sempre aperta), potevi camminare da solo anche per ore, spostandoti da un capanno all’altro in silenziosa libertà. Potevi andare, potevi sostare quanto volevi e potevi immergerti in quel piccolo paradiso anche fino al tramonto. Se incontravi qualcuno lo salutavi a bassa voce, con un piccolo gesto, con quella confidenziale complicità che hanno le persone accomunate dalla stessa passione.
Una volta, ero in compagnia del solito amico, raggiunto l’ultimo capanno, quello più a nord, scoprimmo che l’acqua della laguna si era già molto ritirata, lasciando solo una gran distesa di fango, su cui rifletteva il cielo azzurrino. Di uccelli nemmeno l’ombra. Solo a grande distanza s’intravedevano presenze alate, ma evanescenti, d’incerta identificazione e assolutamente fuori della portata dei nostri obiettivi.
Restammo dubbiosi, perplessi di fronte a quel deserto fangoso ma decisi ad attendere, almeno per un po’, lo svilupparsi degli eventi. Il “capanno”, in realtà solo una sgangherata e corrosa paratia di canne, offriva però un riparo approssimativo e quindi bisognava star fermi. Accettammo il rischio e aspettammo, immobili, ma niente accadde, la gran distesa fangosa rimase vuota. Solo dopo molto tempo, quando stavamo ormai per desistere e abbandonare il campo, l'evento imprevisto si manifestò.
La volpe uscì dal verde della macchia alla nostra destra, zampettò per un attimo sulla riva e poi si avviò di buon trotto sulla gran distesa motosa proprio davanti a noi. Si muoveva tranquilla, del tutto allo scoperto, dando quasi l’impressione di camminare sull’acqua, con un fare disinvolto che mai ci saremmo aspettati. Ci permise qualche buon scatto e poi scomparve dall'altra parte del pantano, oltre la visuale del nostro nascondiglio. Fu un incontro straordinario, di cui conservo un grande ricordo.

Oggi l’Oasi di Orbetello è molto cambiata, i capanni sono diventati splendide casette dotate di ogni confort e i sentieri non costringono più il visitatore ad infangarsi le scarpe, ma lo spirito che domina il luogo non è più lo stesso. La pace è finita e occorre affrettarsi perché i giorni di apertura e gli orari di visita sono stati molto ridotti. Frotte di rumorosi adolescenti in gita scolastica battono il territorio e voi… state attenti a comportarvi bene, leggete con attenzione tutte le regole, anche quelle scritte più in piccolo! Perché le guardie di un moderno, quanto malinteso, protezionismo sono all'opera e vegliano. Magari rischiate di essere investiti dalla loro automobile, ma essi comunque vegliano!
E meno male che gli uccelli sono ancora gli stessi!
Nostalgici saluti.