VERE BUGIE
Aquila reale e aquila di mare, Norvegia.
VERE BUGIE ovvero INSUCCESSI, IMMORALITA’ E FALSIFICAZIONI
Aquila reale Aquila chrysaetos e Aquila di mare Haliaeetus albicilla, Norvegia. Canon EOS 5D, ob. Canon 400mm f4.0 .
2 marzo 2009, 11.19.38, ISO 250, priorità dei diaframmi, AV f5,6, TV 1/250, misurazione media ponderata, compensazione -1/3, AI servo AF, scatto continuo ad alta velocità.
Post-produzione con Photoshop CS3.

Una mattina, durante il nostro recente viaggio norvegese in cerca di aquile, potemmo assistere a una scena di grande impatto, non solo fotografico. L’aquila reale, che da qualche tempo se ne stava ferma sul posatoio migliore, il più elevato e dominante, venne brutalmente scacciata da quella sua posizione privilegiata, dall’improvviso arrivo di un’aquila di mare. Riuscii a scattare una discreta sequenza dell’avvicinamento in volo dell’aquila di mare, ma del contatto violento tra le due specie ottenni solo tre immagini, irreparabilmente mosse e con i soggetti sempre tagliati dai bordi del fotogramma.
Si sa, non sono un professionista e i momenti più belli, quelli dell’azione, sono anche i più difficili da riprendere. Tutto accade all’improvviso, senza segnali premonitori, e dura quasi sempre pochissimo.
Le feritoie del capanno sono strette ed esplorare con lo sguardo gli spazi circostanti è difficile se non impossibile, l’ottica, una volta scelta, non si può sostituire e spesso, quando gli eventi si manifestano, non c’è neppure il tempo di correggere al meglio i settaggi della fotocamera, impostati in precedenza per riprendere qualcosa di diverso. Così, avere buoni risultati è sempre un fatto anche altamente condizionato dalla fortuna.
Quella che vedete qui è l’immagine clou della sequenza: l’aquila di mare protende gli artigli verso il ramo, facendo schizzare dal legno neve e ghiaccio e facendo fuggire l’aquila reale, che è colta in una sorta di balzo, di violenta rotazione su se stessa, una massa di piume e penne arruffate in cui a malapena si distinguono la testa e gli artigli, sollevati in un’inutile tentativo di resistenza.
Purtroppo, anche se il mosso, legato ai bassi ISO, conferisce allo scatto un certo, violento, dinamismo, il taglio quasi completo delle ali dell’aquila di mare è molto penalizzante e rappresenta un irreparabile errore di ripresa, rendendo l’immagine pressoché inutilizzabile. Una gran disdetta.

 
Aquila reale e aquila di mare, Norvegia.
Aquila reale Aquila chrysaetos e Aquila di mare Haliaeetus albicilla, Norvegia. Canon EOS 5D, ob. Canon 400mm f4.0 .
Creazione digitale. Photoshop CS3.

Nella piena consapevolezza che reagire a un insuccesso con una falsificazione digitale rappresenta un’azione profondamente immorale ho quindi deciso, in queste lunghe e fredde serate invernali, di concedermi un po’ di tempo (e di depravazione) per vedere se Photoshop potesse far qualcosa per salvare il memorabile scontro delle mie aquile.
Ebbene, montando insieme tre immagini, scattate a distanza di poche frazioni di secondo una dall’altra, sono riuscito a ricostruire in modo quasi perfetto la scena a cui avevo assistito. Un risultato stupefacente anche per me! Sì, uno straordinario esempio di quello che alcuni chiamano “recapture photography”, la capacità cioè, attraverso le illimitate potenzialità del digitale, di riportare in un’immagine, attraverso un lavoro di postwork, quello che eravamo riusciti a vedere ma che, purtroppo, non eravamo riusciti a fotografare. E infatti, quel che vedete qui accanto rappresenta qualcosa di molto vicino a ciò che ho visto succedere in cima a quel ramo, qualcosa che di sicuro ho “visto” ma che non sono riuscito a “fotografare” compiutamente.
Perché l’ho fatto? Beh, in primo luogo perché possiate affibbiarmi la patente di vero “taroccatore”, perché si possa generare in voi, di fronte a ogni mia fotografia, un sospetto, un atroce sospetto da cui non potrò mai più liberarmi, in secondo luogo perché “ricostruire la realtà” è troppo divertente e in terzo luogo perché sono un provocatore e volevo stimolarvi una riflessione su quanto sia ambigua l’annosa diatriba sul rapporto più o meno stretto, che si pensa intercorra tra la fotografia e la realtà, nel senso più ampio del termine.
Certo la fotografia naturalistica, come altre branche della fotografia, pretende, e giustamente, di avere un privilegiato legame con la realtà, ma siamo proprio certi che quest’affermazione sia davvero sostenibile? Io credo che lavorare in fotografia cercando di mantenere un buon livello di fedeltà al reale sia possibile solo affidandosi a una sorta di “convenzione”, di statuto prestabilito e che, soprattutto, sia il risultato di un’accorta e sincera riflessione “etica”, perché altrimenti i confini sfumano e la profonda ambiguità del concetto prende inesorabilmente il sopravvento.
Proprio a causa di questa ambiguità, insieme con l’amico Carlo Delli, abbiamo deciso di scrivere qualcosa che affronti la questione in modo razionale, fornendo qualche interessante spunto di riflessione a tutti gli amici appassionati che avranno voglia di leggerlo.
L’articolo è stato pubblicato tempo fa sulla rivista dell’AFNI, ASFERICO e ora, da qualche giorno, lo potete trovare anche online, in una versione più completa, nel blog del sito Fotoit, organo ufficiale della FIAF. Eccovi il link:

TECNOLOGIA DIGITALE E FOTOGRAFIA "REALISTA", di Carlo Delli e Mauro Pieroni.

Depravatissimi saluti.

AQUILE


 
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