LETTERE A VITANTONIO DELL'ORTO
Aurora boreale. Nikon D200, ob. 12-24mm f4.0
POETI O PREDATORI?
Due parole sulla fotografia naturalistica italiana.

Qualche tempo fa, subito dopo l’inaugurazione della mia sezione IDEE, Vitantonio Dell’Orto m’inviò una breve mail per farmi i complimenti. Apprezzai molto la sua cortesia e gli risposi a breve, dando il via a un’agile corrispondenza privata sulla fotografia naturalistica italiana che ci intrigò per qualche giorno. Toccammo diversi temi, tra i più delicati del settore e ora, con il suo permesso e con qualche piccolo aggiustamento editoriale, ve la propongo in questa pagina in forma di dialogo.

MAURO. Caro Vito, ti ringrazio per i complimenti. Ammiro le tue foto e mi piace molto il tuo sito, quindi valgono anche di più.
Ho sempre pensato che la fotografia di natura necessiti a volte del supporto della parola per dare il meglio di sé. Del resto i siti di fotografia dove c'è anche qualcosa da leggere sono i più interessanti e il tuo Exuvia ne è un perfetto esempio.

VITO. Grazie mille... io penso che la foto debba sapersi esprimere anche da sola, ma amo, e penso che si veda, il potere evocativo della parola. Per questo cerco, nel mio piccolo, di "dire" anche qualcosa, quando faccio "vedere" altro. A volte, però, mi limito da solo e resto nei binari dell'ortodossia... e' difficile, in questo paese di conformismo culturale, essere personale senza rischiare di apparire personalistico, se capisci cosa intendo, soprattutto quando dalla qualità di ciò che scrivi dipende in parte il fatto che ti comprino un servizio o meno.
Per questo ho apprezzato il tuo approccio.

MAURO. Condivido la tua affermazione che le foto debbano sapersi esprimere anche da sole e infatti avevo scritto "a volte". Capisco anche bene il tuo discorso sulla possibilità di esprimersi in modo personale. E' evidente che se devi orientarti al marketing per motivi professionali lo spazio di manovra può ridursi.

VITO. Purtroppo sì. Non e' che ti venga detto esplicitamente, ma in genere tu sai che il tipo di materiale che si aspettano e' diverso. Anche perché da noi non esistono riviste che siano attente alla creatività e alla poesia nella foto di Natura. E' già un miracolo che ci siano un paio di riviste che se ne occupino, di Natura.

MAURO. Grazie a Dio non ho questo problema, mi guadagno il pane con mezzi molto diversi dalla fotografia e quindi posso stare rilassato. Rilassato si, ma non certo distratto, non certo distaccato, non certo impreparato...

VITO. Infatti, questo e' il grande vantaggio dei "fotoamatori", al quale molti dovrebbero pensare più spesso, prima di lanciarsi in sogni di "gloria" da professionismo.

MAURO. Comunque Vito, ho letto con grande piacere i tuoi articoli fotografici, sempre molto competenti e stimolanti e anche i reportage nordici mi hanno parecchio colpito, specie quello diaristico del viaggio in Lapponia. La tua capacità di "dire" è sicuramente di alto livello. Credo di avvertire però, un filo di rammarico per uno spazio che ti sta stretto e che vorresti un po' allargare... beh, fallo. Qualche piccolo rischio, nella vita si può, forse si deve, prendere.

VITO. Ne sono consapevole, e nel mio piccolo rappresento già un tipo di fotonaturalista "deviato" verso la rappresentazione della magia, per quel poco che riesco, anziché il classico "predatore di immagini". Posso fare di più, ed e' di certo il mio più grosso rimpianto: non avere tempo e soldi per seguire un percorso creativo ed artistico che mi faccia evolvere nelle immagini e nello spirito in una direzione che sento mia ma che e' difficile fare emergere in questo contesto.

MAURO. Caro Vito, questo nostro carteggio è molto interessante perché ha portato piano piano il discorso su uno dei temi che, in ambito fotografico, mi sta più a cuore.
Come forse avrai notato, ho aperto la mia rubrichetta IDEE definendomi fotografo di natura piuttosto che naturalista e perorando la causa della sorella minore, della "cugina di provincia". Questo, solo apparentemente non c'entra niente con il tuo problema di libertà espressiva. Il piccolo mondo fotonaturalistico italiano è dominato da quelli che tu definisci, con grande efficacia, "predatori d'immagini". Dunque se non stai tre giorni consecutivi in un capanno a patire fame e freddo pisciando in un pentolino, se non conosci i nomi scientifici di tutti gli invertebrati che abitano il giardino di casa tua e se non vai in giro a raccogliere piccole carogne con cui poi attirare e cibare le tue prede fotografiche, non sei degno di appartenere alla categoria.

VITO. Diciamo che queste cose in se' non sono negative... anzi, sono necessarie per ottenere determinate immagini... e a me piace fotografare gli animali, mi piace il contatto con loro, non fraintendermi.
Poi, certo, c'e' chi fa di questo specifico tipo di attività (che per esser onesti non e' per tutti), una specie di marchio di un'elite, e ciò e antipatico. Va detto che succede un po' in tutti gli ambiti. Quello che però a me dà più fastidio e' che molti di questi personaggi fotografano gli animali per la soddisfazione di averli "beccati". In questo non differiscono molto dai cacciatori: sublimano una malintesa virilità "fottendo" metaforicamente gli animali. Il fascino della ricerca e l'emozione del contatto sono innegabili, io per primo lo ammetto, ma finché sono una ricaduta, un effetto collaterale del senso di comunione con la Natura, ben vengano. Se diventano il fine, insieme con l'avvenuta "cattura", allora c'e' qualcosa che non mi quadra. Certo, i fotocacciatori duri e puri almeno non sparano e non ammazzano... però capita che qualcuno, pur di ottenere il risultato, a volte ecceda e faccia comunque dei danni. Certo si tratta di eccezioni, ma altrettanto sicuramente non possono capitare con chi fotografa per l'emozione, il quale è disposto a farsi da parte in nome della salvaguardia di quello che ama: il soggetto.

MAURO. Beh, Vito, sul possibile e forse diffuso “machismo” fotonaturalistico sono molto d’accordo, ma la mia bonaria polemica è rivolta, più che a questi campioni del fottimento animale, a coloro che tu definisci come segnati dal marchio di un’elite e, molto pacatamente, come portatori di un comportamento “antipatico”. Non vorrei essere frainteso, io non ho assolutamente nulla contro il club del pentolino, anzi, sono un loro sincero ammiratore, ma non vedo perché nel mondo degli appassionati di natura non debba esserci spazio per tutti, per tutte le gradazioni di fotonaturalismo, dal più hard al più soft.

VITO. Tutto sommato io credo che spazio ce ne sia... tocca a noi prendercelo... se parli invece di esperienze personali con soggetti poco gradevoli o poco inclini alla socialità... credo che questo rifletta la naturale disposizione umana alla coglioneria, e in particolare quella tutta italiana di usare le proprie conoscenze come forma di potere sugli altri...

MAURO. Ma dall'essere hard a produrre immagini solo documentarie, o "da catalogo", come mi piace definirle, il passo è breve.

VITO. Infatti, molti fotocacciatori non sono fotografi "sensibili"... cioè non sono "bravi" fotografi in senso lato. C'e' poco spazio per il connubio tra creatività e tecnica quando il problema maggiore è inquadrare una bestia che fugge. C'e' poco spazio per l'interpretazione. Mettili a fotografare un paesaggio e vanno in crisi.

MAURO. Bene, siamo arrivati a ricongiungere il mio discorso al tuo. Chi cerca poesia e valori estetici nella fotografia naturalistica, dalle nostre parti è guardato con sufficienza. Ecco perché sento vicinanza con te che ti definisci "fotonaturalista deviato", che vorresti seguire un "percorso artistico", questo è parlare!
Tu però sei un professionista e questo, se lo guardi da un'altra ottica, dovrebbe darti forza. Fai sentire la tua voce, la tua posizione professionale ti conferisce un'autorevolezza di cui puoi fare ottimo uso!

VITO. Non funziona così, almeno non in questo paese. La qualità non paga, in termini assoluti, perché il pubblico non la capisce, quindi non la cerca, e gli editori non fanno uno sforzo per dargliela, e talvolta ne capiscono meno del pubblico, purtroppo.

MAURO. Capisco… Io intanto cerco di attivare un po’ d’interesse per l’argomento sul mio sito e questo spero faccia scattare qualche riflessione all’interno del nostro piccolo mondo. Ti saluto, chiacchierare con te è stato un piacere.

VITO. E’ quello che cerco di fare anch'io. Ciao.

PS. Ma chi è la cugina di provincia?

Chi è Vitantonio Dell’Orto, ve lo dice lui stesso, anche se, per chi conosce l’ambiente, non dovrebbero esserci problemi.

Sono nato a Legnano (MI) nel 1962, e dal 2000 mi dedico a tempo pieno alla professione di fotografo naturalista. Ho pubblicato articoli completi, immagini e copertine sulle principali riviste del settore; dal 2004 curo le rubriche fotografiche della rivista Oasis. Nel 2001 ho pubblicato il mio primo (e sinora unico) libro, "Le forme incerte", Pubblinova Ed. Negri, ed ho contribuito con le mie foto a circa venticinque altri titoli.
Ho vinto la 1° edizione del Premio Italiano di Fotografia Naturalistica organizzato nel 2000 dalla rivista Oasis sia nella sezione "Paesaggio naturale" che in "Fiori e piante", e sono stato presente tra i premiati in tutte le edizioni successive, tranne nel 2002, anno in cui ho fatto parte della giuria.
Nel 2001 sono Campione del Mondo di Fotografia Naturalistica con la rappresentativa Italiana FIAF al F.I.A.P. al Nature Biennial di Johannesburg; l'anno seguente ho vinto la XV edizione del Concorso Internazionale di Fotografia Naturalistica dell'Associaciò de Naturalistes de Girona, in Spagna.
Fotografo in piccolo formato con reflex Nikon tradizionali e digitali, con ottiche originali e Sigma; uso esclusivamente pellicole Fujichrome Professional per la fotografia tradizionale. Per il medio formato utilizzo una folding Horseman 985 6x9 e ho utilizzato in passato un corredo Linhof Technika per gli scatti in grande formato.
Sono presente sul web col sito www.exuviaphoto.it, nel quale presento una galleria di immagini, articoli e rubriche, e le notizie relative alla mia attività.


 
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