LE FOTO DEGLI AMICI: I DAINI E LA CATARSI
Daini nel Padule di Bolgheri.
Giorgio Gregori, oltre che un amico, è un collega perché, come me, è un medico ospedaliero. Questo, per certi versi, ci rende affini sul piano umano oltre che su quello fotografico, quindi lo capisco assai bene quando parla di catarsi e di terapia.
Anche lui è socio della sezione Toscana dell’AFNI e da anni frequenta assiduamente l’Oasi di Bolgheri, di cui è diventato, fotograficamente ma non solo, un grande esperto. Questa che vediamo è, per me, una delle più belle fotografie che siano mai state scattate in quel piccolo lembo di natura protetta.

L’OASI MENTALE di Giorgio Gregori.
La foto è stata scattata presso l'oasi naturalistica di Bolgheri, un luogo che, in estrema sintesi, si può definire come una palude salmastra, ultima testimonianza della Maremma che fu.
Per me significa ben altro.
La chiusura alle mie spalle del cancello di accesso, atto che rappresenta l'inizio della visita, rappresenta nel mio profondo un gesto catartico, quasi terapeutico: so in quel momento che le ansie e i fardelli che la vita inevitabilmente ci impone restano fuori, come se un ideale filtro supertecnologico fosse posizionato sullo spartano cancelletto.
Questo luogo, che appare persino scontato (ma molto appropriato) definire magico rappresenta quindi per me anche un'oasi mentale, sede di emozioni intense e condivise che talvolta riesci a fermare in un rotolino o in una scheda di memoria, pur essendo consapevole che restano comunque solo frammenti di un patrimonio ben più vasto che l'oasi ti ha regalato e che custodisci con cura nella tua mente.
Delle tante fotografie che Bolgheri mi ha concesso, quella rappresentata mi è particolarmente cara. Dopo anni di lunghe attese, spesso frustrate, si è infine verificata quella situazione che molte volte mi ero immaginato: i daini in corsa proprio verso il capanno dove sei appostato, sempre più grandi nell'obiettivo, mentre il cuore accelera e ti dimentichi persino di respirare...
Ma non di scattare.
Delle immagini ottenute, quella in visione mi è sembrata la più felice, sia per la disposizione delle figure degli animali, colti nella corsa, che per i riflessi nell'acqua e lo sfondo che li incornicia.
A volte si è fortunati.

A Bolgheri con Giorgio Gregori



 
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