A BOCCA ASCIUTTA
Leone, Tanzania.
Leone Panthera leo, Tanzania. Canon EOS3, ob. Canon 300mm f4.0, Fuji Velvia 50. Scanner Canon 2720 dpi.

Ho fatto questa foto subito dopo una di quelle emozionanti scene di lotta per la vita che fanno dell’Africa un luogo unico al mondo. Eravamo all’interno del cratere di Ngorongoro e percorrevamo, a bordo di un fuoristrada, una pista polverosa lungo le rive del Magadi Lake.
A un certo punto fummo attratti dai movimenti circospetti di una leonessa solitaria, intenta a tallonare una preda. Ma qual’era la preda? Benché ci sforzassimo, esplorando la savana con lo sguardo e anche con l’aiuto di binocoli, non riuscimmo a scoprire nulla che potesse rendere il felino così teso e attento.
Ci trovavamo in mezzo a una piatta distesa di erbe secche, totalmente priva di alberi e di cespugli, che sembrava poter celare solo animali di piccole dimensioni e infatti, dopo qualche minuto di attesa, scorgemmo in lontananza un ciuffo di peli nerastri oscillare tra le erbe, in cima a una coda sottile, tenuta in verticale. Si trattava di un facocero e la leonessa lo puntava decisa, muovendosi cauta, pancia a terra, a tratti quasi al rallentatore, assolutamente indifferente alla nostra presenza. Decidemmo di starle dietro, finché la pista lo avesse permesso, per cercare di assistere all’esito della caccia.
Trascorse un buon quarto d’ora, durante il quale i due si controllarono a vicenda: la leonessa avanzava e il facocero arretrava, mantenendo una relativa distanza di sicurezza. Le erbe in certi punti erano così alte da celare completamente i contendenti, i cui spostamenti potevano essere solo intuiti, grazie alle “scie” che si creavano nel folto.
A un certo punto, quando l’inseguito sembrava ormai essere riuscito a distanziare nettamente l’inseguitrice, accadde qualcosa d’inspiegabile: il facocero infatti invertì la marcia e si diresse spedito verso la leonessa, che immediatamente si bloccò, acquattandosi a terra. Ahi ahi, ci dicemmo, dev’essere impazzito, eppure ce l’aveva quasi fatta! Si va a cacciare direttamente in bocca alla fiera!
Inutile nascondere che tutti avevamo parteggiato fino allora per lo zannuto porcello, vederlo improvvisamente votarsi al suicidio ci colse in contropiede. Ma così era, il facocero si muoveva deciso verso le grinfie della leonessa che già si preparava per il balzo finale, caricando i muscoli come molle.
Non fummo solo noi, in realtà, ad essere colti in contropiede perché il facocero, giunto di fronte alla leonessa, la dribblò con uno scarto fulmineo, quasi prodigioso, lasciandola ferma, con un palmo di naso. Nel tempo, infatti, che quella si girava, tentando disperatamente d’invertire la marcia, il piccolo porco selvatico era scomparso per sempre nel folto delle erbe.
L’immagine coglie la leonessa nel crudo momento della delusione, mentre misura l’entità della sconfitta ma cerca in qualche modo di mantenere la sua dignità di predatore, seppure beffato. A guardarla bene sembra attempata, il pelo sul muso, sul collo e sul petto è quasi bianco e si raccoglie sul mento in una specie di senile barbetta. L’orecchio sinistro è strappato in due parti e sul dorso porta i segni della difficile vita nella savana. Forse il tempo che le è stato concesso sta volgendo al termine e nel suo sguardo sembra di cogliere questa consapevolezza.



 
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